Finire sui libri di testo (ovvero: Alvaro Rissa sono io) - Scriplog

25 luglio 2012
Commenti 1

Tag , , , , ,

U
no dei film che più ho amato, durante l’adolescenza, è stato sicuramente “Ecce bombo” di Nanni Moretti, un film diseguale, spezzettato e ricco di difetti, ma indubbiamente geniale. Molte delle più celebri battute di Moretti, infatti, risalgono a questa sua prima pellicola “da professionista”: dal “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?” al “faccio cose, vedo gente”.

All’interno di questo film il regista romano dedica anche varie scene alla scuola, sia tramite il personaggio della sorella – che prepara un’occupazione assieme al giovane Augusto Minzolini (cercate su YouTube se non mi credete) – sia tramite le ripetizioni che Michele, il protagonista, dà a due maturandi. Proprio all’interno di quest’ultima sottotrama c’è una delle scene che più spesso mi trovo a citare, quella dell’orale di maturità in cui un candidato porta una tesina su Alvaro Rissa, un poeta che si presenta personalmente davanti a una commissione esterrefatta per discutere della propria poetica (qui di seguito la sequenza della scena).

Copertina del sesto volume de "Il piacere dei testi"

Copertina del sesto volume de "Il piacere dei testi"

Tutto questo preambolo per dire che Alvaro Rissa, in un certo senso, presto o tardi potrei essere io. Da quest’anno infatti il mio nome è inserito, con un dispendio di caratteri esagerato (foresta Amazzonica, perdonami), all’interno di uno dei più prestigiosi libri di testo di letteratura italiana per le superiori, il “Il piacere dei testi” di Baldi-Giusso-Razetti-Zaccaria edito da Paravia. Grazie alla segnalazione di @Chiarantigone, brava e stacanovista insegnante d’italiano che già a luglio dà un’occhiata ai nuovi libri, ho infatti scoperto di essere citato alle pagine 1012, 1013 e 1032 del sesto volume (quello per le classi quinte), con una lunga scheda. Qui di seguito riporto due foto delle pagine gentilmente offerte proprio da Chiara (io sto ancora cercando di procurarmi il libro), ma visto che non vi si legge benissimo in alcuni punti, ecco il testo completo:

Alla comunicazione via Twitter riporta un libro firmato da Ermanno SCRIP Ferretti (dove «SCRIP» è appunto il nome di battaglia su Twitter), Per chi suona la campanella (2011). L’autore – classe 1980 [in realtà sono del 1979, ma grazie per avermi fatto più giovane, ndr], è un professore di Rovigo, insegnante precario di Storia e Filosofia al liceo – si è fatto conoscere sul popolare social network, raccontando ogni volta in 140 caratteri (la misura massima prevista da Twitter), la propria vita di insegnante, dalle disavventure del precariato agli strafalcioni degli studenti, dai problemi reali della scuola agli spunti per una nuova didattica. Ecco ad esempio alcuni dei suoi post, tratti dalle prime pagine del libro, in cui ha raccolto quasi come se fossero aforismi, sue riflessioni (oltre a battute, citazioni, commenti sull’Italia odierna: dalla scuola alla politica, dalla religione al costume) in un primo tempo affidate alla rete:

Mi arriva dello spam dalla CEPU: “Lavori e sogni di laurearti?”. Rispondo: “No, mi sono laureato e sogno di lavorare”.

L’assegnazione delle supplenze, quest’anno, pare un film di David Lynch: non ci si capisce un tubo e comunque si sa che andrà a finire male.

Cinema: i 30enni vanno a vedere i film d’animazione in 3D, mentre le 15enni Woody Allen. La mia generazione è già più difficile da spiegare.

Una volta t’accorgevi che le vacanze stavano finendo dalla città che tornava a riempirsi. Ora dalle richieste d’amicizia sui social network.

Twitter è un servizio di rete sociale e “microblogging” che offre agli utenti una pagina personale aggiornabile con messaggi di estensione massima pari a 140 caratteri. La rigidità di tale struttura, se applicata alla scrittura letteraria, rappresenta – come ci pare di poter affermare partendo da questi testi di Ermanno Ferretti – una stimolante sfida in termini di concentrazione dei pensieri e dei concetti in pochissime parole. Dunque, anziché una limitazione, questo tipo di comunicazione può essere uno stimolo verso l’efficacia del messaggio, da ottenere attraverso un’attenta calibratura sintattica e lessicale. Già il titolo del libro di Ferretti, del resto, rimandando al celebre romanzo di Ernest Hemingway, Per chi suona la campana (1940), ambientato durante la guerra civile spagnola (1936-39), ne rappresenta la deminutio ironica, perché qui la campana non è quella che suona a morto, bensì la campanella che scandisce l’inizio e la fine delle lezioni scolastiche. Questa brevità, tuttavia, non impedisce una riflessione seria e, a tratti, anche una certa indignazione civile.


Che dire? Per me l’orgoglio è ovviamente tanto; non mi aspettavo minimamente di finire su un libro di testo, e quando me l’hanno detto ho pensato a una noticina di un paio di righe, quindi sono stato anche piacevolmente sorpreso. Quando l’ho detto a mia madre, da una vita insegnante alle superiori (anche se non d’italiano), è rimasta in un primo momento incredula: «Su un libro di testo?». «Sì, mamma, e d’italiano, non di storia: insomma, ci sono riuscito senza dover massacrare nessuno!». «Chi l’avrebbe mai detto!».

  • Bruno

    Domani controllo in Libreria se qualcuno ce le ha nelle liste di scolastica che ci hanno ordinato. Se si, vado a controllare 😉