Gli insegnanti, questi fannulloni - Scriplog

24 ottobre 2012
Argomento
Scuola
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C
onoscerete già la paradossale proposta del ministro Profumo di aumentare l’orario di insegnamento dei docenti senza aumentar loro lo stipendio e, se vi interessa la questione, avrete sicuramente già letto le reazioni inviperite (che in larga misura condivido) dei miei colleghi. Oggi non voglio parlare di questo; voglio parlare di quanto lavorano gli insegnanti. Sì, perché sono sicuro che voi che non siete insegnanti un po’ di ragione, a Profumo, gliela date. Dite: «Bei privilegiati, gli insegnanti: lavorano 18 ore, hanno tutta l’estate libera e si lamentano pure».
Ora, basterebbe chiedervi perché, se questo è un mestiere così appetibile, avete scelto altre carriere per far crollare quest’argomentazione. Perché avete scelto di farvi il mazzo in altri lavori invece di spassarvela come noi insegnanti?
Ma lasciamo stare. Perché, in generale, io sono d’accordo con voi. Gli insegnanti lavorano troppo poco. Anzi, dico meglio: alcuni insegnanti lavorano effettivamente troppo poco e alcuni altri sembrano lavorare troppo poco.

Visto che non voglio parlare a vanvera, ma riportarvi esempi concreti, ho fatto il conto di quante ore lavorative ho effettivamente prestato nell’anno scolastico 2010/11, l’ultimo in cui ho avuto un incarico completo, una cattedra di 18 ore. Il conto è facilissimo da fare, perché documento sempre tutto il lavoro che faccio (e spesso ne parlo anche sui vari social network, dove ci sono anche molti ex studenti che possono confermare quanto dico). Prima di partire coi conteggi, però, una premessa: quell’anno, oltre alla normale attività didattica e alle riunioni, che conteggerò subito, mi impegnai anche in alcuni progetti collaterali (cosa che faccio sempre quando riesco ad avere almeno 3 ore di lezione in una classe e la possibilità di vagare oltre il programma canonico), i primi due non remunerati, il terzo invece pagato in tutto poche decine di euro, almeno per quanto riguarda la quota a me destinata.
In particolare i progetti furono tre:

  1. In tutte e 6 le classi assegnai ad ogni studente la lettura di un libro (o la visione di una serie tv), su cui fare una relazione seguendo un serie di domande da me preparate che ricollegavano il libro (o la serie) al programma di storia o di filosofia (ne parlai, a suo tempo, anche qui).
  2. In una terza in cui insegnavo storia ed educazione civica preparai un inedito (nel senso che non c’era sui libri, quindi dovetti organizzarlo da zero) ciclo di lezioni sulla storia dei partiti in Europa.
  3. Fui uno degli organizzatori di un ciclo di incontri pomeridiani dedicati al tema della guerra, con visione commentata di un film e seminario sul tema della “guerra giusta”. Questo fu l’unico “progetto” che, come ho detto sopra, fu regolarmente presentato e per il quale venni in qualche modo pagato oltre il mio stipendio base.

LE ORE “DOVUTE”

P
oste queste premesse, conteggiamo, ora, le ore di lavoro che svolsi dal 1° settembre al 30 giugno, ovvero nelle 43 settimane previste dal mio contratto da precario (per me le vacanze estive non sono ferie ma disoccupazione, visto che non mi pagano).
Ore di lezione: 18 a settimana x 33 settimane che compongono l’anno scolastico = 594 ore.
Ore per consigli di classe: circa 8 ore a classe all’anno (se tutto va bene e non ci sono consigli straordinari) x 6 classi = 48 ore.
Ore per collegi docenti: circa 16 ore.
Ore per le riunioni di dipartimento: circa 4 ore.
Ore per il ricevimento generale: 6 a quadrimestre (3 per le lettere dalla A alla L, 3 per M-Z) = 12 ore.
Ore per il ricevimento mattutino: 1 ora ogni 15 giorni (ma in questo campo ogni scuola si organizza in maniera diversa) = 16 ore.
TOTALE PARZIALE = 690 ore annue = 16 ore settimanali in media (festività e vacanze comprese).
Queste sono tutte ore dovute, che cioè tutti gli insegnanti (di filosofia, di italiano, di educazione fisica, di religione ecc.) svolgono. Non tantissime, ve ne do atto. Una buona parte degli insegnanti fa solo queste e non una di più: per loro essere professori è un affare d’oro, tant’è vero che spesso riescono ad avere anche un secondo impiego. Ma io quell’anno non lavorai solo in riunioni e in classe: io, e moltissimi altri colleghi come me, rappresentiamo un caso a parte. Passiamo a conteggiare i progetti.

PROGETTO 1: lettura di libri e relative relazioni

Q
uesta è la parte del mestiere che più mi piace, perché permette di andare al di là dei programmi tradizionali, permette di inventare, di immaginare strade diverse per insegnare qualcosa ai ragazzi, per portarli a riflettere, per stupirli. Proprio per questo, è anche la parte più impegnativa sia in termini di ore di preparazione, sia di creatività. Il mio lavoro, quell’anno, era composto di varie fasi:

* Ideazione del progetto (era una cosa che m’inventai, senza sfruttare nessun supporto già esistente, perché volevo che fosse calata sulla realtà sulla quale operavo, e inventarsi le cose richiede tempo): mi ci vollero parecchie ore, ma non saprei quantificarle esattamente, quindi andiamo al ribasso e diciamo anche solo 5 (furono molte di più, necessarie a trovare i testi e a definire il progetto, ma rimaniamo cauti).
* Lettura o rilettura dei libri che volevo assegnare ai ragazzi. Avendo sei classi e volendo fare in modo che ogni alunno avesse una rosa di libri all’interno della quale scegliere quello che più lo ispirava, finii per proporre 25 tra libri e serie tv, di lunghezza e difficoltà diverse a seconda delle età. Ci misi parecchio tempo a leggerli. Ecco le varie lunghezze secondo aNobii:

  1. L’assassinio di Roger Acrkoyd: 235 pagine
  2. L’isola della paura: 379 pagine
  3. Il Consiglio d’Egitto: 185 pagine
  4. Amleto: 98 pagine
  5. Otello: 139 pagine
  6. Romeo e Giulietta: 97 pagine
  7. Don Giovanni: 128 pagine
  8. Il malato immaginario: 120 pagine
  9. La locandiera: 100 pagine
  10. Le baruffe chiozzotte: 104 pagine
  11. Cyrano de Bergerac: 112 pagine
  12. Il gabbiano: 81 pagine
  13. Enrico IV: 119 pagine
  14. Napoli milionaria: 110 pagine
  15. Il crogiuolo: 142 pagine
  16. Ricorda con rabbia: 109 pagine
  17. Un tram che si chiama desiderio: 112 pagine
  18. Chi ha paura di Virginia Woolf?: 113 pagine
  19. Il signore delle mosche: 250 pagine
  20. La strada: 218 pagine
  21. Cronache del dopobomba: 272 pagine
  22. La banalità del male: 316 pagine
  23. Modernità e Olocausto: 288 pagine
  24. Psicologia del male: 129 pagine
  25. Lost, episodi dall’1 all’8 compresi della prima stagione

TOTALE: 3956 pagine + 320 minuti di serie tv; visto che, prendendo appunti, sottolineando e pensando alle domande mi andavano via 2-3 minuti abbondanti a pagina (facciamo, di media, 2.5) e 1 minuto e mezzo ogni minuto di trasmissione tv (dovevo sempre mettere pausa e appuntarmi le cose, ritornare indietro e andare di replay), il tempo impiegato per questa fase è, arrotondando ancora molto per difetto, 3.956*2,5 + 320*1,5 = 10.370 minuti = quasi 173 ore (e non sto esagerando, passai decine di pomeriggi e serate a leggere, a volte fino anche a notte inoltrata).
* Correzione delle tesine: le relazioni erano mediamente di una decina di pagine (per ogni libro avevo preparato più di 20 domande, alcune piuttosto impegnative) e io le correggevo in maniera molto fitta e dettagliata. Generalmente ci mettevo circa 3 ore a tesina, spesso ce ne mettevo di più. Quindi: 120 tesine (6 classi) x 3 ore = 360 ore

TOTALE ORE DEL PROGETTO 1: 5+173+360 = 538 ore = 12,5 ore settimanali in media (festività e vacanze comprese).
(Vedete che già così siamo a più di 28 ore a settimana di lavoro, 10 delle quali prestate gratuitamente?)

PROGETTO 2: le lezioni di educazione civica

S
tando al file dove raccoglievo gli appunti per strutturare quelle lezioni, lavorai al progetto circa 20 ore lungo tutto l’anno. Queste sono ore in più, che non vanno conteggiate all’interno della normale preparazione delle lezioni, perché sono le ore in cui in pratica mi “scrivevo il libro di testo”, che poi dovevo pure studiarmi.

PROGETTO 3: Gli incontri pomeridiani

P
reparai un incontro in cui presentai il film “Persepolis” con una serie di slide sulla storia recente dell’Iran e partecipai ad altri 4 incontri (film o seminari) di 2 ore abbondanti ciascuno sul concetto di guerra giusta nella storia della filosofia. La preparazione, stando ancora ai file, mi portò via circa 5 ore, a cui vanno aggiunte 3 ore di riunioni preparatorie per tutto il progetto. Totale: 5 + 3 + 4*2 = 16 ore.

IN PIÙ…

B
isogna conteggiare anche la preparazione delle lezioni e la correzione dei compiti. Per quanto riguarda le lezioni, bisogna considerare che ad ogni ora di spiegazione corrisponde, come minimo, un quarto d’ora di preparazione (ma spesso ci vuole più tempo, soprattutto quando si vuole affrontare gli argomenti in maniera nuova e “calata” nella realtà della classe), quindi 60*6 ore di spiegazione annue comportano (60*6)/4 ore di preparazione = 90 ore.
Per quanto riguarda i compiti, poi, sappiate che svolgo 3 verifiche scritte all’anno in ogni classe, e visto che sono piuttosto veloce ci metto circa 20 minuti a correggere ogni verifica (le verifiche di filosofia non sono temi e quindi sono relativamente poco impegnative), per un totale di (3*120)*20 = 7200 minuti = 120 ore.
TOTALE: 90 + 120 = 210 ore annue = quasi 5 ore in più a settimana.

Potrei aggiungerci anche le ore per la stesura dei verbali dei Consigli di Classe e del Documento del 15 maggio, ma lasciamo pure stare.

TOTALE COMPLESSIVO E QUALCHE CONCLUSIONE

*
594 ore di lezione frontale.
* 96 ore di altre riunioni varie.
* 210 ore di preparazione delle lezioni e correzione dei compiti.
* 538 ore dell’approfondimento su libri e telefilm.
* 20 ore di surplus di preparazione delle lezioni di educazione civica.
* 16 ore di incontri pomeridiani.
TOTALE: 1.474 ore di lavoro
TOTALE A SETTIMANA (nelle 43 settimane in cui fui pagato, comprese festività ecc.): 34,28 ore

Traiamo qualche conclusione:
– un professore che fa il minimo di legge, lavora in realtà da settembre a giugno solo 16 ore a settimana (e con l’estate il computo cala ulteriormente);
– un professore di filosofia che corregge i compiti e prepara le lezioni, quindi coscienzioso senza essere eccessivo, ne fa in realtà 21, ma è pagato per 18 (e i prof di italiano e matematica, per dire, lavorano di più perché hanno molti più compiti e molto più lunghi);
– un professore che s’impegna e cerca di fare del suo meglio arriva tranquillamente a 30 ore settimanali e spesso anche a 34/35, essendo pagato però sempre e solo per 18.

Ora, dico la verità, quell’anno io personalmente esagerai, anche perché il progetto 1 mi sfuggì di mano e mi portò via molto più tempo di quello che avevo preventivato all’inizio. Ma un professore che lavora e ha voglia di fare, 25/30 ore settimanali da settembre a giugno le fa (mia madre, per dire, da vent’anni passa le sere a correggere relazioni).

Qual è il problema di tutto questo? Io ne vedo due:

  1. non c’è alcuna differenza di stipendio tra chi entra semplicemente in classe (e finisce per lavorare 16 ore a settimana) e chi si fa il culo anche a casa;
  2. il lavoro fatto a casa “non si vede”: non lo vedono le famiglie, non lo vede la società, a volte non lo vedono nemmeno i ragazzi che più di tanto non ci badano e pensano che correggere i loro compiti banalotti e infarciti di errori sia il passatempo più bello del mondo.

Come si possono risolvere questi due problemi (e anche quello di partenza, di Profumo)?

L’unica soluzione, benché utopistica, mi pare quella di portare l’orario di lavoro di tutti i docenti a 30 ore settimanali, di cui 18 di insegnamento in classe e 12 di attività collaterali (riunioni, correzioni, approfondimenti e progetti). Così tutti lavorerebbero, la scuola ne gioverebbe e i ragazzi riceverebbero un’offerta molto più completa e variegata. E i critici non avrebbero più nulla da dire.

Perché, allora, se è tanto semplice, non si fa tutto questo? Perché per portare i docenti a 30 ore di lavoro bisogna anche aumentargli lo stipendio e i soldi non ci sono; perché per tenere tutti i docenti a scuola per 30 ore a settimana bisognerebbe aumentare sensibilmente gli spazi e i soldi non ci sono; perché quello dell’insegnante è da decenni un mestiere pensato per le donne, perché possano allevare i loro figli con tempi più flessibili e gli asili o le scuole a tempo pieno per venire incontro alle mamme lavoratrici non ci sono.

Insomma, detta come va detta: non è che gli insegnanti lavorino poco, è che non ci sono i soldi per farli lavorare tutti e bene. Quindi chi lavora lo fa quasi per volontariato, facendosi di fatto sfruttare dallo Stato (il plus-lavoro marxiano è proprio questo: dare al proprio datore di lavoro un certo numero di ore che non viene remunerato), e chi non lavora è il solito furbetto che porta a casa uno stipendio dignitoso con uno sforzo minimo, che non ha equivalenti in nessun’altra professione.

Ora la vera domanda è questa: quanti, in Italia, sono disposti a venire a lavorare 35 ore a settimana facendosene pagare solo 18?

  • michele

    tutto sommato il tuo ragionamento è accettabile tranne una affermazione:appetibile il tuo lavoro è tanto è vero che ci sono migliaia di precari che aspettano di entrare a insegnare.Oggi che tutto è stato messo in discussione come licenziare gli statali penso che un lavoro valga l’altro.La storia degli insegnandi laboriosi o no non c’entrai
    questa storia,oramai tutti paghiamo il menefrechismo e la leggerezza di affrontare il debito pubblico.Dovremmo
    tutti noi avere piu’ sobrietà delle crisi ,perché alla fine ognuno di noi fà i propri interessi
    michele

  • Marisa Cagnetta

    Io resto basita quando vedo voi insegnanti che calcolate al secondo il tempo che ci vuole persino a preparare un progetto…ma non vi vergognate? Dopo aver letto questo articolo ho la conferma che dovreste lavorare un mese come infermiere, medico, libero professionista, imprenditore per guarire dalla sindrome della lamentatio. E quanto alla domanda: perchè allora non fai l’insegnante, la risposta è: ma magari! se ci fosse un po’ meno domanda e più offerta di posti liberi…

    • scrip

      Guarda, io ho lavorato ben più di un mese come libero professionista (e ci lavoro ancora, visto che sono rimasto senza cattedra) e vivo circondato dai medici. Forse ti conviene leggere meglio l’articolo, dove non ci si lamenta del mestiere di insegnante (che è splendido è offre indubbi vantaggi da certi punti di vista), ma
      1) del fatto che sia percepito a torto come un mestiere in cui non si fa nulla (e pagato di conseguenza, perché il tuo paragone coi medici e gli imprenditori fa francamente un po’ ridere a livello di cifre);
      2) del fatto che il modo in cui è organizzato il mestiere fa sì che a lavorare di più siano solo gli sciocchi e venga di fatto incentivato il “fare il meno possibile”.
      Questi sono gli argomenti di cui discutere, secondo me, se si vuole creare una scuola migliore. Io, per dire, resto basito quando la si butta ancora sul “siete dei privilegiati”, che non serve a niente e non risolve nulla (oltre a essere palesemente falso).