Nomen omen - Scriplog

11 novembre 2012
Argomento
Riflessioni sparse
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C
hi ci conosce e segue da tempo, sa che mia moglie ed io sui nomi dei bambini saremmo gli ultimi a dover parlare. Non tanto per le scelte – Roberto, Claudia e Filippo sono considerati generalmente piuttosto carini o quantomeno “normali” – quanto per il modo in cui abbiamo operato quelle scelte: in tutti e tre i casi, infatti, per non farci venire delle paranoie ed essere ben convinti delle nostre decisioni abbiamo organizzato un complesso sistema di selezione che prevedeva prima gironi all’italiana e poi una fase di scontri diretti. Alcune prove di tutto ciò sono ancora presenti nei blog che aprimmo per documentare i progressi a parenti e amici: Diamogli un nome, Diamole un nome e Diamo un nome pure a lui.
È evidente, quindi, che non abbiamo mai preso sottogamba la questione. Questa, anzi, è la scelta più decisiva che un genitore deve fare, perché è l’unica di cui il proprio figlio non si potrà mai disfare: la religione può essere cambiata, la scuola può essere dimenticata, l’educazione può essere rifiutata – mentre i tratti genetici non sono frutto di una libera decisione e quindi è inopportuno imputarli ai genitori. No, l’unica vera scelta che un genitore non potrà mai correggere o nel peggiore dei casi farsi perdonare è quella del nome.

Ebbene, facendo l’insegnante sono abituato a vedere di tutto e di più sul versante anagrafico; dai nomi tratti dalle soap opera a quelli dedicati a calciatori di dubbio talento, da quelli di origine americana scritti con l’acca al posto sbagliato ai ragazzini che s’inventano inesistenti secondi nomi pur di non essere chiamati con quello che per loro hanno scelto i genitori.
Non mi era mai capitato, però, di trovare un nome come quello che ho sentito attribuire ieri ad un bambino che scorrazzava in un mini parco giochi. Sole. Sì, avete letto bene: Sole. Sole è il nome. Di un maschio, un bambino, e non di una femmina, cosa che sarebbe rara ma plausibile (esistono le Maria Sole, infatti). E invece è un maschio. Di nome Sole, evidentemente perché, se la Luna è femmina, il Sole è certamente maschio. Sole. Come quello che splende nel cielo tutti i giorni. Come quello che sorge ad est e tramonta ad ovest. Sole.

Cosa se ne farà, il piccolo Sole, di questo nome? Entrerà alle feste per “sole donne” dicendo che pensava fossero per “Sole e donne”? Spiegherà in giro che “Il Sole 24 ore” è nato come un reality non-stop sulla sua vita? Alle superiori dirà alla prof di fisica che la distanza Terra-Sole è pari a 0, a meno che lui non si metta a saltare? Quando sentirà dei passanti dire “andiamo a prendere un po’ di Sole” avrà paura che vogliano rapirlo? Lancerà un remake di “Un posto al Sole” utilizzando un format di “The Apprentice” personalizzato per trovarsi un lavoro?
Saprà approfittare di questa fortuna o la subirà come una condanna?

  • La riflessione seria dei primi tre paragrafi si è trasformata in pungente ironia nel finale. Venenum in cauda!
    Ad ogni modo, io so che esistono una Vesta, una Etrusca, un Wagner e un Giorgienzo.

    • scrip

      C’è un certo climax in questa serie di nomi. Ci chiamerei volentieri un cane, Giorgienzo.