A cosa hanno diritto i bambini - Scriplog

15 novembre 2012
Argomento
Riflessioni sparse
Commenti 1

Tag , , , , ,

N
on ho guardato, l’altra sera, il confronto televisivo tra i candidati alle primarie del PD, non perché stia nella schiera di chi dice “politici tutto uguali” o “non andrò a votare, così capiranno” o “voterò Grillo”, ma perché sono in una fase ormai pluriennale di parziale disaffezione dalla politica e dal suo teatrino quotidiano (cosa volete: i figli – e soprattutto averne così tanti da non riuscire a darci il giro – rendono più saggi e portano le cose nella giusta prospettiva).
Ho letto però che Bruno Tabacci, il candidato rutelliano, ha dichiarato tra le altre cose che i bambini hanno diritto a un padre e una madre (cosa ripetuta anche in altre interviste e interventi). E da qui vorrei partire.
I bambini hanno davvero diritto ad un padre e una madre? E se il padre è violento? Hanno diritto a un padre violento? E se la madre è stronza hanno diritto a una madre stronza? Perché molti, moltissimi, quasi tutti i bambini hanno una madre e un padre, ma non per questo tutti stanno bene, o tutti sono contenti del diritto che il buon Tabacci vuole loro garantire.
Secondo me la questione è in realtà mal posta, e lo è furbescamente. I bambini non hanno diritto a un padre e una madre. Hanno diritto a qualcuno che voglia loro bene. Se sono il padre e la madre, tanto meglio; ma possono esserlo in egual misura i nonni, gli zii, i fratelli, i nuovi compagni dei genitori, gli amici, le famiglie affidatarie e così via. Quello è il diritto primario da garantire: che i bambini possano crescere in un ambiente in cui sono accettati e ben voluti. È la condizione preliminare, è – non a caso – ciò che cercano di valutare gli assistenti sociali quando devono decidere se una famiglia è in grado di adottare un bambino.
Si dirà: sì ma Tabacci intende dire che i bambini hanno diritto a un modello maschile e uno femminile per formarsi. Certo, ma non possiamo ancora fermarci, nell’anno 2012, a un’interpretazione letterale di Erich Fromm, che scriveva negli anni ’50: un carattere, un modello, un ruolo maschile possono infatti benissimo essere presenti in una donna, così come un modello educativo femminile e materno possono emergere in un uomo. A volte stile educativo maschile e femminile convivono anche nella stessa persona. A me, per dirne una, recentemente una psicologa ha detto che per i miei figli io rappresento un modello materno: e non per questo credo che i miei bimbi vivano male e abbiano diritto a un altro padre.
Caro Tabacci, io sono una persona che crede fortemente nel valore del proprio matrimonio, ma pensare che solo ed esclusivamente la coppia monogamica vecchio stile possa portare in ogni caso al bene del bambino significa conoscere molto poco le famiglie italiane di oggi, e quindi l’Italia stessa.

  • Nerella Pavan

    Quello di Tabacci è un pio desiderio. Comunque io sono fermamente convinta che là dove sia possibile ( no violenza, si modelli educativi anche se imperfetti ), insieme a suo padre e sua madre un bambino / ragazzo stia bene. In tutti gli altri casi da te citati, diciamo che sono il classico ” meglio di niente”, perché, in ogni caso, il bambino/ ragazzo si sentirà senza radici, e le cercherà appena possibile. Sintomatica di questo profondo disagio esistenziale è la ricerca del donatore di sperma da parte dei nati da questa pratica che mi astengo dal definire.