Umano, troppo umano (lettera aperta al papa uscente) - Scriplog

12 febbraio 2013
Argomento
Riflessioni sparse
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C
aro Benedetto XVI, caro Joseph Ratzinger,
so che è molto facile parlare dalla mia casetta, al caldo e nella comodità della mia vita borghese senza troppi impegni e responsabilità, quindi non leggere questa mia lettera come un atto d’accusa, ma come una richiesta di chiarimenti. Al tuo posto, probabilmente, sarei stato molto peggiore di te. Però – ripeto – permettimi una riflessione.

Ho appreso prima dagli organi di stampa e poi dal tuo breve discorso che hai deciso di rinunciare all’incarico di pontefice a causa dell’età avanzata e del fatto che questa non ti permetta più di essere all’altezza del tuo compito. La notizia mi ha lasciato di stucco, sia perché mancano precedenti storici recenti, sia perché non mi sembravi il tipo da fare una scelta del genere. Scelta, come molti hanno sottolineato, da un certo punto di vista coraggiosa e rivoluzionaria, una scelta dignitosa e comunque di sacrificio (entrerai pur sempre nella storia per un “gettare la spugna”, e credo non sia il sogno di nessuno).

C’è una cosa, però, caro Benedetto, che non capisco. Tu la fede ce l’hai, no? Possiamo darlo per scontato, altrimenti mica saresti diventato papa. E allora, se la fede ce l’hai, vuol dire che ritieni che Dio possa fare grandi cose, che Dio possa operare dei miracoli, al di là dei limiti e delle debolezze umane. Ce l’avete insegnato, per secoli se non millenni, proprio tu e i tuoi discepoli (oltre al buon Kierkegaard): Abramo era vecchio e aveva un solo figlio, eppure la fede – che è sempre «paradosso e scandalo» – gli chiedeva di sacrificarlo; Mosè non si sentiva in grado di guidare il suo popolo, né di andare a questionare di fronte al faraone, eppure Dio l’ha preteso; Gesù Cristo sentiva tutto il peso della sua missione, eppure non si è tirato indietro. E gli esempi sarebbero ancora innumerevoli. Quello che la fede richiede è proprio di affidarsi e aver fiducia in Dio, anche quando non ci si sente più in grado. Se Dio ti dà un compito, è perché ritiene che tu possa farlo, che tu sia la persona giusta per farlo.
Se hai fede, quindi, dovresti ritenere che la tua elezione a papa sia stata volontà di Dio, no? E, dunque, chi sei tu per pensare che il bene della Chiesa sia contrario a quello che ha scelto Dio stesso? Se Dio ti avesse ritenuto inadeguato non ti avrebbe fatto eleggere, o al limite t’avrebbe fatto morire, giusto?

Vorrei mi spiegassi questa cosa. Perché a me sembra che la tua rinuncia sia un segnale bruttino per le giovani generazioni di fedeli; mi sembra manifesti l’idea che Dio non possa fare miracoli, e che Dio anzi possa anche sbagliare. Certo, in molti oggi sottolineano il fatto che ci vuole anche coraggio a capire quando è il momento di farsi da parte, che bisogna anche conoscere i propri limiti e così via. Ma sono tutti ragionamenti umani, umanissimi; Dio, ci avete sempre insegnato, non ragiona così, non segue la logica. È, appunto, paradosso, contraddizione, colpo di scena, scandalo. Qui invece mi pare tutto fin troppo normale, mi sembrano ragionamenti fatti “come se Dio non ci fosse”.
Insomma, caro Ratzinger, l’interrogativo è proprio questo: mi stai dicendo che Dio è morto pure in Vaticano?