Il capitolo alla Raymond Queneau - Scriplog

19 luglio 2013
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Terzo capitolo per l’esercizio di stile di Scrittori scatenati: dopo il primo capitolo alla Fabio Volo e il secondo alla Ernest Hemingway, è ora la volta del nostro padre putativo, l’autore degli esercizi di stile per eccellenza, Raymond Queneau.

N
otazioni
Mezzogiorno. Prendo la linea S dell’autobus. Una tipa sui 26 anni, cappello e abito fuori moda. Gente che sale, gente che scende. La tipa sbuffa, si lamenta con un vicino. Dice che la spinge ogni volta che passa qualcuno. Tono un po’ cattivo. Poi vede un posto libero e ci si butta.
Due ore più tardi. Davanti a Gare Saint-Lazare. La rivedo. È con un’amica che le dice, in italiano: «Dovresti togliere un bottone a questo vestito, saresti più sexy». La guardo meglio, l’amica. È Adriana Rinaldi.

Partita doppia
Alle 12, cioè a mezzogiorno, ho preso e sono salito su un autobus, un mezzo pubblico, della linea S, quella da Contrescarpe a Champerret. Una ragazza, o meglio quasi una donna, sui 26 anni e non ancora 30, indossava e portava un cappello, meglio ancora un copricapo, oltre a un abito, cioè un vestito, fuori moda e d’altri tempi. Gente e persone che salivano e si arrampicavano, gente e persone che scendevano e scivolavano via. La ragazza, la tipa sbuffava ed esprimeva impazienza, si lamentava e disquisiva col vicino e compagno di viaggio. Affermava e diceva che lui medesimo la spingeva e spostava ogni volta – cioè sempre – che passava e si spostava qualcuno o qualcun altro. Il tono e la voce erano un po’ cattivi e malevoli. Poi e in seguito ha visto e adocchiato un posto libero e privo di passeggero e ci si è buttata e lanciata.
Due ore o 120 minuti più tardi, passavo e camminavo davanti e nella zona di Gare Saint-Lazare, vicino alla Cour de Rome, e lì in quel posto l’ho rivista e individuata nuovamente. Era con un’amica, una compagna, che le diceva e affermava, in italiano, cioè la nostra lingua: «Dovresti togliere o meglio levare un bottone, o bocciolo d’osso che dir si voglia, da questo vestito, da quest’abito, perché saresti più sexy e affascinante». Poi ho guardato e rimirato meglio e più precisamente la donna o ragazza in questione e suddetta, quella che diceva e affermava di togliere e levare il bottone o bocciolo d’osso. Era Adriana Rinaldi, quella dell’aereo.

Litoti
Non era pomeriggio né mattino né sera, e non eravamo in pochi in un mezzo tutt’altro che privato. C’era una ragazza non oltre i 27 anni, con un cappello e un vestito non proprio alla moda. Una tipa non certo paziente, visto come trattava il vicino; non con i guanti, ecco. Affermava, la ragazza, che il signore non faceva nulla per evitare di andarle addosso ogni volta che passava qualcuno. Il suo tono non era per nulla docile. Poi vide un posto non occupato e non si risparmiò dal prenderlo per sé.
Non ci vollero certo molte ore perché la rivedessi in un posto non distante da Gare Saint-Lazare. Non era sola, ma con un’amica: «Non dovresti tenere questo bottone – le diceva – perché non ti rende affatto sexy». Io non distolsi certo lo sguardo: ed era Adriana Rinaldi.

Retrogrado
Era Adriana Rinaldi! E aveva appena detto ad un’amica: «Per essere più sexy devi togliere questo bottone dal vestito». L’amica l’avevo già vista, due ore prima. Si era gettata su un posto libero dell’autobus della linea S, subito dopo aver litigato con un tipo che le finiva sempre addosso. Indossava, in effetti, un cappello e un vestito fin troppo vintage. E tutto questo era avvenuto attorno a mezzogiorno.

Sogno
I contorni erano poco definiti, nebbiosi. Mi pareva di essere su un autobus, ma poteva essere anche un treno o un vagone della metropolitana. Linea S, mi sembra, ma esiste una linea S a Parigi? Forse no.
Tante persone si accalcavano, con facce anonime, a ispirarmi una certa claustrofobia. Tra tutte, emergeva questa donna con un cappello e un vestito stranissimi, che diceva cose incomprensibili a un ometto: afferma che lui l’avesse palpeggiata più volte, con la scusa della gente che passava e spingeva. Poi questa donna vedeva un posto libero di fianco a me, vicino alle mie gambe, e ci si tuffa come un giaguaro su una preda.
Quindi la scena cambiava, e non so come mi ritrovavo a Gare Saint-Lazare. C’era ancora quella donna, che stavolta parlava con un’amica che iniziava a spogliarla, dicendole: «Apri questi bottoni, mostra quel che hai da mostrare». Il seno usciva florido dal vecchio vestito. E la donna che la spogliava era Adriana Rinaldi.
A quel punto mi son svegliato, tutto sudato.

Sinchisi
Sulla linea S dell’autobus a mezzogiorno mi trovavo, tra che veniva gente e che andava. Sugli anni 26 c’era una donna con fuori moda cappello ed abito. Col vicino sbuffava questa tipa e lamentavasi, perché qualcuno passava e ogni volta le si appoggiava il vicino. Cattivo il tono, ma un libero posto vide e si tuffò.
A Gare Saint-Lazare, davanti, la rivedevo ore due dopo. In italiano diceva a lei un’amica: «Più sexy se a questo vestito un bottone togliessi saresti». Meglio la guardai, e Rinaldi Adriana era.

Esitazioni
Credo fosse più o meno mezzogiorno, ma non portavo l’orologio quindi potrei sbagliare di molto. Salii su una specie di autobus, una via di mezzo tra una carovana e una corriera, identificato da una lettera ad indicarne la linea di percorrenza, forse una S o forse un 2 rovesciato, chissà. La gente si muoveva in modo che non saprei descrivere, ma una donna, forse sui 26 o 27, o forse addirittura sopra i 30 – non vorrei dir fandonie – si faceva notare perché alzava la voce, o almeno a me sembrava la alzasse, contro un vicino o qualcun altro che non riuscivo a vedere. Diceva che le andava sempre addosso, o qualcosa del genere. Poi mi parse, ma non ci giurerei, che la signorina – o forse era già sposata? Non le guardai la mano per vedere la fede – si andasse a sedere da qualche parte, credo. Certo gli abiti erano strani, anche se non riuscirei a dire in cosa.
Qualche tempo dopo, potrebbero essere ore come giorni, quella stessa donna mi pare d’averla rivista in un’altra zona di Parigi (o era forse Milano? a volte le confondo), mentre parlava con una che le dava consigli di moda o di politica – non le distinguo mai troppo bene. Mi diede l’impressione, quella sua amica, di assomigliare ad Adriana Rinaldi, ma sicuramente mi sbagliavo.

Omoteleuto
Era mezzogiorno o più o meno attorno; stavo prendendo la linea S, un autobus che sembrava un calesse, e le persone, loro stesse, molto male stavano messe. Ce n’era una, una donna, con un abito vecchio e una strana gonna, che litigava con un ometto per questioni di rispetto, di spazi, di spintoni, di rincalzi, di opinioni. Poi scorgeva un posto e ci si gettava tosto.
Più tardi la vedevo davanti a una stazione, discutere e scambiare qualche opinione con una signora, di bella presenza, mora, di tendenza. Le diceva, l’amica, che se voleva esser più fica doveva modificare il maglione, scollandolo o togliendoci un bottone. Poi a quest’amica dedicavo più sguardi, e m’accorgevo che era Adriana Rinaldi!

Lettera ufficiale
Egregio ed Illustrissimo Direttore della Società Parigina dei Trasporti Pubblici,
mi permetto di inviarLe la presente per segnalarLe un fatto alquanto increscioso avvenuto il 6 corrente mese attorno alle 12 antimeridiane su un vostro automezzo della linea da voi denominata S, nella tratta da Contrescarpe a Champerret. Quivi, infatti, ho potuto assistere – e Le allego alla presente un elenco di altri testimoni presenti al misfatto – al disdicevole comportamento di una signora, qualificata da noi tutti come una vostra sicura dipendente, dato l’abbigliamento tipico di un controllore. La suddetta signora, infatti, ha più volte rivolto parole ingiuriose nei confronti di un pover’uomo, reo solamente – a suo stesso dire – di non riuscire a stare abbastanza fermo sui piedi, nonostante il sussultare continuo del vostro automezzo (per il quale consiglio anche una revisione agli ammortizzatori).
Successivamente, la suddetta vostra dipendente si è resa colpevole anche di assenteismo, dato che io stesso in prima persona l’ho individuata due ore più tardi davanti a Gare Saint-Lazare, ancora con la tenuta da lavoro; invece di compiere al suo dovere, la signora era intenta a chiacchierare con un’amica – di cui posso fornirvi, all’uopo, le generalità – di moda e di abbigliamento.
Certo che la Vostra Eccellenza vorrà porre al più presto rimedio a questi incresciosi fatti, porgo distinti saluti.

Ignoranza
Volete sapere quel che m’è successo? Ma ci tenete davvero tanto? No, perché io non è che abbia molto da dire. Non ricordo manco più che linea dell’autobus era. Sicuramente una consonante: G, M, O. Non ricordo. Be’, comunque era una linea molto affollata. Pure troppo, visto che c’era una tipa che non faceva altro che lamentarsi. Non saprei dirne l’età, però era sicuramente una vestita sciattamente, come una… una… mah, non mi viene un paragone che possa rendere bene l’idea. Era vestita male, ecco. Che cos’abbia fatto poi questa signorina, francamente, non lo so: non mi piace guardare quello che fa la gente sull’autobus, sono uno che si fa i fatti suoi, io. Sì, è vero: a un certo punto è scattata via, ma vai tu a sapere perché e per come.
Due ore dopo? A Gare Saint-Lazare? Mah, può darsi. Da quelle parti ci son passato, sì, ma di gente ce n’era davvero tanta e io faccio fatica a ricordarmi un volto. Chi? Adriana Rinaldi? E chi sarebbe?

Passato prossimo
Sono salito sull’autobus della linea S a mezzogiorno. Un sacco di gente è salita con me, e ha occupato più o meno tutti i posti. In piedi è rimasta una ragazza, che ha guardato per un pezzo tutti con occhi cattivi. Ad un certo punto ha iniziato a prendersela con un omuncolo, un signore che ha chiesto più volte scusa, che ha detto che le è andato addosso perché l’hanno spinto e non perché ha voluto farlo di proposito. La donna non s’è commossa e anzi l’ha lasciato lì con un palmo di naso, visto che si è precipitata a sedere su un posto libero.
Più tardi l’ho rivista a Gare Saint-Lazare, quasi per caso. Ho notato con lei un’amica, con la quale ha discusso a lungo di moda, di bottoni da togliere. E quest’amica l’ho riconosciuta poi: Adriana Rinaldi!

Presente
È mezzogiorno. Sto su un autobus barcollante pieno di carne umana. Tra tutti emerge questa donna, un abito davvero orribile, per non parlare del carattere: ringhia come una belva contro un povero ometto, colpevole di andarle addosso quando qualcuno deve scendere. Tutto finisce, per fortuna, quando lei trova un posto libero.
Ora sono le due. Finalmente vago all’aperto, in spazi meno angusti. Sono a Gare Saint-Lazare ed ecco, la vedo, la stessa donna, ora intenta a discutere con un’amica. «Togli questo bottone, apri un po’ la camicetta», le dice. E la sorpresa è che quest’amica è Adriana Rinaldi.

Passato remoto
Fu un giorno d’estate, a mezzogiorno. Salii su un autobus della linea S e ammirai per qualche minuto i passeggeri: una donna quella mattina indossò un abito appariscente nella sua bruttezza, e disquisì a lungo con un tipetto mite, che cedette presto e si scusò. Lei poi si precipitò su un sedile vuoto.
La rividi, qualche ora più tardi, verso Gare Saint-Lazare. Notai che un’amica le disse, lì, qualcosa sull’abito, o sui bottoni. Quell’amica la riconobbi: Adriana Rinaldi.

Imperfetto
Era mezzogiorno e la linea S come al solito era brulicante di persone che salivano e scendevano, si spingevano e si ritraevano. Tra tutte, emergeva una ragazza sui 26 anni, che indossava un vestito fuori moda, decisamente imperfetto. Si lamentava con un uomo che le pestava i piedi, ma poi lo lasciava perdere e andava a sedersi.
Quella donna la rivedevo poi due ore più tardi, in altro luogo, mentre parlava con un’amica che le diceva che doveva cambiare quel vestito. Quell’amica era Adriana Rinaldi.

Futuro
Arriverà un giorno, arriverà, in cui finalmente riuscirò a prendere la linea S dell’autobus. Salirò e vedrò tutti, li scruterò uno ad uno. E sicuramente noterò vari personaggi. Magari pure una donna, che in questo futuro fantascientifico continuerà a vestirsi d’antico. Ma non sarà affascinante, tutt’altro: sarà litigiosa, fastidiosa, e recriminerà con tutti, fino a quando non vedrà un posto libero e manderà tutti affanculo.
Quella stessa donna la rivedrò da qualche parte, magari dalle parti di Gare Saint-Lazare. E il caso vorrà che chiacchiererà con un’altra persona di mia conoscenza. Sarà per esempio Adriana Rinaldi? Ai posteri l’ardua sentenza.