I 10 errori più comuni in cui può incappare un insegnante - Scriplog

21 novembre 2014
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Scuola
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Ogni tanto (per la verità non troppo spesso) mi piace provare a fare il punto su come sto insegnando, su quali errori sto facendo e su come potrei provare a non farli più. È – per usare alcune di quelle parole che sono tanto care agli insegnanti – una sorta di autocorrezione in itinere che funziona molto meno di quanto vorrei ma che penso valga la pena di provare a fare.

Proprio durante una di queste “sedute di autocoscienza” ho stilato una sorta di decalogo al contrario, cioè una lista dei dieci errori che mi sembrano più comuni tra gli insegnanti. Errori che io, in momenti diversi, ho fatto e spesso anche rifatto. Ho provato a scriverli in una forma che ne permetta la stampa, la condivisione, l’inserimento sul desktop o sul cellulare, perché anche per me è un utile promemoria.

 

I 10 errori più comuni per un insegnante

 

Come al solito, qui di seguito trovate anche una trascrizione testuale del decalogo, per chi vuole fare un po’ di copia-incolla (ma citate la fonte, grazie).

 

I 10 errori più comuni per un insegnante

1) Credere che il tuo compito sia bloccare incapaci, mentre è sforzarti di rendere gli incapaci un po’ meno incapaci.
2) Credere che, poiché ti pagano poco, non valga la pena di impegnarsi e faticare.
3) Credere che gli alunni abbiano sempre torto o mentano sempre.
4) Credere che gli alunni abbiano sempre ragione o dicano sempre la verità.
5) Credere che gli alunni di oggi possano studiare e apprendere come studiavi e apprendevi tu venti, trenta o quarant’anni fa.
6) Limitarsi alle sole ore di lezione, non lavorando a casa.
7) Esagerare con il lavoro a casa, arrivando sfibrato e spompato in classe.
8) Credere che in una lezione siano importanti gli argomenti, e non il modo in cui li tratti, l’esempio che dai, le capacità che mostri, il coinvolgimento che ottieni.
9) Credere che ragazzi di 18 o 19 anni non abbiano bisogno di essere incoraggiati e stimolati.
10) Credere che chi non ha voglia di studiare non abbia neanche voglia di ragionare, e viceversa che chi ha voglia di studiare abbia sempre anche voglia di ragionare.