La zia di Freud - Scriplog

16 dicembre 2014
Commenti 0

Tag , ,

Freud mostra perché non si separa mai dal suo cappottoNel 1981, in Sogni d’oro, Nanni Moretti immaginava la realizzazione di un film sulla mamma di Freud, con il filosofo viennese interpretato – da par suo – da Remo Remotti. Alcune delle scene di quel film, come ad esempio quella in cui Freud si mette a vendere i suoi libri sulla pubblica piazza, mi sono tornate in mente oggi, mentre ultimavo il nuovo raccontino che ho scritto per il blog di Fazi “Le Meraviglie”, nella rubrica in cui racconto le vite dei filosofi da una prospettiva comica e fantasiosa.

Al posto della mamma di Freud o della solita figlia Anna, ho pensato però stavolta di tirare in ballo una zia alle prese con la festa di ḥănukkāh, che si celebra di solito proprio in queste settimane, vicino a Natale. Ecco come, secondo me, doveva essere difficile aver Sigmund Freud per nipote.

 

Quello che i filosofi non dicono
(siamo così, dolcemente complicati)

La zia di Freud

La cosa che più non sopporto di noi ebrei è quando tentiamo di imitare i cristiani. Ad esempio adesso: visto che loro festeggiano il Natale, dobbiamo per forza far festa anche noi con ḥănukkāh, una celebrazione che, quand’ero piccola io, quasi nemmeno consideravamo. Così dobbiamo trovarci tutte le sere per accendere le candele e stare in compagnia, anche se magari della religione ce ne importa molto poco.

Oh, per carità, di per sé non sarebbe nemmeno una brutta cosa, festeggiare ogni tanto. Le feste sono belle. Sono certi parenti, più che altro, a rovinartele. Prendete mio nipote Sigmund: durante l’anno ci ignora totalmente, immerso com’è nei suoi studi, nei suoi articoli, nelle sue conferenze; ad ḥănukkāh però, a sorpresa, si presenta alla porta, armato del suo sigaro e del suo sguardo indagatore.

Già quand’era piccolo aveva dato i suoi bei grattacapi, a sua madre e a me. Ricordo ancora quand’era all’asilo e metteva costantemente le bambine in un angolo, si tirava giù i pantaloni e mostrava loro il pistolino, urlando: «Io ce l’ho e tu no! Io ce l’ho e tu no!». Quante volte siamo dovute correre da delle maestre esterrefatte, chiedendo perdono e immaginandoci la loro riprovazione. Già non tutti amano gli ebrei, ma se poi facciamo pure la figura dei maniaci sessuali la vita può diventare davvero molto difficile.

[continua su Le Meraviglie]