Un tipo un po' particolare - Scriplog

10 maggio 2015
Argomento
Riflessioni sparse
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Questa settimana è stata la settimana delle etichette.

Prima, quando si è parlato di sciopero della scuola, qualcuno mi ha etichettato come uno che vuole “leccare il culo ai presidi“. Nonostante la mia preside – nelle cui scuole insegno da ormai sei anni (non consecutivi) – non abbia ancora la minima idea di come mi chiamo.

Poi, quello stesso post è stato letto in giro per la mia città e anche in giro per l’Italia, soprattutto grazie alle condivisioni di amici e colleghi. E così mia madre – che insegna anche lei, ma da tutt’altra parte rispetto a me – è stata avvicinata da una giovane collega, che le ha chiesto: «Ma tuo figlio… si chiama per caso Ermanno Ferretti?». «Sì. Perché?». «Perché… è un tipo un po’ particolare, no?». Mia madre non mi ha saputo dire, quando me l’ha raccontato, se quella frase fosse un complimento o meno. Rimarremo col dubbio.

Ma non è finita qua. Perché nelle ultime settimane mi sono reso conto che c’è un sacco di gente che mi ritiene un ultracattolico, uno che ha così tanti figli semplicemente perché considera i preservativi opera del demonio e si sente chiamato a figliare per ordine divino. Già al terzo figlio mi avevano dato – ma scherzando – del ciellino (vedi tweet qui di seguito), ma adesso c’è gente che inizia a crederci davvero. Ora, non so in quale mondo viviate voi, ma nel mio fare figli non vuol dire necessariamente essere cattolici, ultracattolici, anti-preservativi o qualsiasi altra cosa pensiate. Io i figli li ho fatti, finora, semplicemente perché si sono dimostrati molto più intelligenti di chi mi etichetta in queste maniere e continuando a farli, quindi, sto tentando di rendere il mondo un posto migliore, un posto in cui sempre più persone vivono bene la loro vita senza bisogno di interessarsi morbosamente a quella altrui.
E, riguardo ai preservativi: sono molto favorevole. Anzi, guardate, vorrei che chi mi dà del fanatico per scemenze del genere li usasse in abbondanza, in modo da non riprodursi.

E poi, ieri, l’ultima etichetta, quella definitiva.