I cellulari stanno lentamente (ma inesorabilmente) conquistando il web - Scriplog

11 luglio 2015
Argomento
Internet
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Credo vi sarete accorti tutti di quanto gli smartphone ci stiano cambiando la vita: Whatsapp ci ha aiutato a creare gruppi di amici dalle dimensioni diversissime con cui condividere informazioni sull’asilo dei figli o sull’ufficio (oltre che a creare sottogruppi più ristretti per sparlare di quanto avviene nel gruppo più allargato), Facebook ci conosce ormai meglio della nostra mamma e ci sono più foto che ci ritraggono su Instagram che non sugli album di famiglia.

Quello di cui forse non vi siete accorti è che questa rivoluzione ormai non riguarda più solo i “soliti quattro smanettoni”, ma sta investendo tutti, a tutti i livelli. Se fino a 2-3 anni fa l’uso intensivo dello smartphone era ancora un affare riservato a pochi – mentre il resto della popolazione o ancora non li aveva, o li usava solo per mandare sms e scattare qualche fotografia –, oggi i cellulari di ultima generazione sono utilizzati dai ragazzini di 15 anni come dai loro genitori di 50, dai figli di medici e avvocati come dai figli di operai.

A rendermi evidente questo dato sono, empiricamente, anche le statistiche di Cinquecosebelle, il sito che dirigo ormai da più di un anno e mezzo e che proprio oggi raggiunge l’invidiabile quota di 700 articoli pubblicati. Negli ultimi tempi, consultando le statistiche di Analytics, mi era infatti sembrato che stesse aumentando in maniera preponderante l’utilizzo del cellulare rispetto al computer fisso. Per verificarlo, ho confrontando i primi sei mesi di attività nel 2014 e nel 2015, cercando di analizzarne percentualmente le tendenze. Ecco i risultati più significativi.

Dato Primi sei mesi del 2014 Primi sei mesi del 2015
Ingressi da cellulare 35,44% 47,71%
Ingressi da computer 54,08% 42,36%
Ingressi da tablet 10,48% 9,93%
Durata della visita da cellulare -20,51% rispetto dalla media -21,33% rispetto alla media
Durata della visita da computer +10,26% rispetto alla media +18,67% rispetto alla media
Durata della visita da tablet +7,69% rispetto alla media +25,33% rispetto alla media
Numero di pagine viste da cellulare -7,38% rispetto alla media -2,44% rispetto alla media
Numero di pagine viste da computer +4,92% rispetto alla media +0,81% rispetto alla media
Numero di pagine viste da tablet -2,46% rispetto alla media +4,06% rispetto alla media
Quanti abbandonano dopo una pagina su cellulare +0,94% rispetto alla media +20,91% rispetto alla media
Quanti abbandonano dopo una pagina su computer -0,52% rispetto alla media -21,43% rispetto alla media
Quanti abbandonano dopo una pagina su tablet -0,53% rispetto alla media -9,06% rispetto alla media
Nuovi utenti su cellulare -2,16% rispetto alla media -3,08% rispetto alla media
Nuovi utenti su computer +1,97% rispetto alla media +4,75% rispetto alla media
Nuovi utenti su tablet -2,85% rispetto alla media -5,49% rispetto alla media

 

Ora, a me sembra che questi dati dicano molto non solo del mio sito – che comunque ha un numero di visitatori importante e significativo – ma anche del modo di navigare degli italiani, almeno ora come ora. Nel giro di un solo anno, infatti, l’incidenza dello smartphone sul totale del traffico (a livello di sessioni) è passata dal 35 a quasi il 48 per cento, in un incremento vertiginoso. Se poi ci limitassimo agli ultimi due mesi, ci accorgeremmo che questa percentuale è già arrivata al 49% e punta vigorosamente al 50% del totale. Insomma, lo smartphone sta decollando anche in mesi lavorativamente abbastanza normali (ho tenuto fuori, volutamente, luglio e agosto, periodi in cui si va in ferie e il computer fisso lo si lascia a casa); crolla invece il computer, che passa dal 54 al 42%, mentre il tablet rimane pressoché costante (anche se in lieve flessione).

Non è però solo un problema di dispositivo; perché da cellulare si naviga in maniera molto diversa da come lo si fa sul computer, e i dati sono qui a dimostrarcelo. La prima cosa che balza agli occhi è che sullo smartphone ci si sta meno: le pagine le si scorre più in fretta, si legge a salti, si cerca l’informazione voluta e poi si spegne lo schermo, un po’ perché quando si è in giro la connessione non è infinita, un po’ perché la batteria si consuma. Una visita a cinquecosebelle.it dal cellulare dura, mediamente, il 21% in meno rispetto alla media, dato che è tra l’altro peggiorato (anche se di poco) nell’ultimo anno; la visita da computer riequilibra in parte le cose, visto che probabilmente quando siamo alla scrivania ci concediamo di andare maggiormente a fondo delle questioni e di leggere gli articoli per intero, mentre è significativo il dato – o, meglio, la variazione del dato – dei tablet, i cui utilizzatori rimangono sul sito per più tempo di quanto non faccia chi sta al computer: i numeri lasciano pensare che questo strumento sia usato sempre più nelle tarde ore della giornata, quando si è coricati sul divano o sul letto, e la mancanza di fretta ci consenta maggiormente di esplorare.

Per questo non deve stupire che da cellulare si visitino meno pagine (anche se qui il divario è meno netto che in altre voci, perché non è tanto il numero di pagine a fare la differenza ma il tempo che si dedica ad ognuna) e che molti più utenti via smartphone abbandonino il sito dopo averne visitato una sola pagina (la cosiddetta frequenza di rimbalzo).

Interessante, infine, anche il dato sui nuovi utenti: nonostante chi usa il cellulare sia portato, tendenzialmente, a fare le cose più in fretta e a prestare meno attenzione a quello che ha davanti, questo non significa che sia allo stesso modo portato ad esplorare realtà nuove; sia gli smartphone che i tablet, infatti, danno risultati sotto media per quanto riguarda l’ingresso di nuovi utenti, segno che molto spesso chi arriva sul sito già lo conosce, e quindi utilizza principalmente i social network come veicolo d’ingresso. Ad arrivare dai motori di ricerca, invece, è più frequentemente l’utente che usa il computer e che quindi può prendersi del tempo per fare ricerche e documentarsi su cose che non conosce.

Come si riflette tutto questo sul nostro uso di internet? Intanto, c’è da dire che lo smartphone sta diventando la prima via d’ingresso al web dei giovanissimi e delle persone poco informatizzate, cioè di chi non è mai stato abituato ad usare con costanza un computer ma ha imparato rapidamente ad utilizzare un cellulare per soddisfare le proprie curiosità.

Da questo punto di vista, lo smartphone è un’innovazione prodigiosa: sta portando la rete anche a chi magari la conosceva ma non la usava granché. Il problema è che lo smartphone ci consente un’esperienza ancora più veloce, immediata e, però, forse anche superficiale di quanto già non facesse il computer.

Noi insegnanti sappiamo bene come la lentezza dei libri stia cedendo il passo da qualche anno alla velocità del web, che permette di trovare fin troppe informazioni in fretta, ma non sempre ci aiuta a capire quali siano affidabili e quali no; e sappiamo bene che ci sarebbe bisogno di un’alfabetizzazione informatica vera, non tanto all’uso del web quanto alla comprensione delle sue dinamiche.

Ma, di fatto, la scuola di web non parla. Nessun programma affronta l’argomento, e da parte mia la storia e la filosofia possono certo fornire degli strumenti per comprendere e interpretare, ermeneuticamente, quello che si legge, ma solo in maniera molto generica e generale. E se il mezzo non è più nemmeno il computer, ma addirittura il cellulare, noi adulti saremo mai pronti per stare al passo di un mondo sempre più veloce, in parte superficiale e con capacità attentive limitate?

  • L’Eroe Semantico

    C’è un grosso equivoco, che interessa anche gli addetti ai lavori: si identifica senza riflessione la dimistichezza con i social e i client di messaggistica con le competenze digitali. Durante il corso di formazione dell’anno di ruolo ho notato che i formatori stessi non sapevano fare la giusta distinzione tra capacità di accesso all’informazione e vaglio di quest’ultima, come tu hai sottolineato. In modo del tutto autonomo rispetto ai programmi ministeriali ho di fatto introdotto nelle mie ore elementi di informatica e di “educazione al web”: da un lato, i nostri decantati nativi digitali non sanno impostare una ricerca produttiva, non sanno usare l’email né il linguaggio specifico di queste forma di comunicazione o altre risorse di rete (database di immagini, di testi, di file multimediali), dall’altra si accontentano del primo risultato indicizzato. Assegnare una ricerca significa ritrovarsi 25 copie di una pagina di Wikipedia. Al classico binomio “detto in tv = verità”, si aggiunge “scritto in rete = verità”. Mi sono sentito in dovere di fare lezione sui pericoli dei siti negazionisti e pseudoscientifici, perché avevo in classe adepti delle scie chimiche e millenaristi in attesa dell’imminente fine dei tempi.