I sistemi politici del mondo 01 - Gli Stati Uniti d'America - Scriplog

24 dicembre 2015
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Come forse saprete, sono entrato in ruolo, quest’anno, grazie al cosiddetto organico del potenziamento. Tra le varie cose, ho iniziato a tenere lezioni sui sistemi politici dei più importanti paesi del mondo. Sono cose per molti versi scontate, ma che i liceali di oggi – anche quelli bravi e preparati – spesso non conoscono, perché estranee ai programmi che si affrontano a scuola e date per scontate dai media. Ecco quindi le slide della prima lezione, pensate per ragazzi del triennio delle superiori. In futuro arriveranno altre puntate.

 
La trascrizione delle slide
1. GLI STATI UNITI D’AMERICA I SISTEMI POLITICI DEL MONDO – LEZIONE 1 Prof. ERMANNO FERRETTI – A.S. 2015/16 – ermannoferretti@gmail.com
2. LA STRUTTURA POLITICA • Gli Stati Uniti sono una Repubblica Presidenziale Federale. • Questo significa: • che il fulcro del sistema è il Presidente, eletto dal popolo; • che gli USA sono una federazione di Stati, ognuno con prerogative (e leggi) proprie. • Vige il principio illuministico della divisione dei poteri: • Potere esecutivo, in mano al Presidente e ai suoi ministri; • Potere legislativo, in mano al Congresso; • Potere giudiziario, in mano alla magistratura.
3. I PARTITI • Da ormai più di un secolo e mezzo, i partiti dominanti negli Stati Uniti sono due: il Partito Democratico e il Partito Repubblicano. • Il Partito Democratico (di solito rappresentato col colore blu) si pone su posizioni liberal e progressiste. • Il Partito Repubblicano (rappresentato col colore rosso) è invece di stampo conservatore. • Questi due partiti si scontrano nelle elezioni presidenziali e in quelle parlamentari.
4. LA STRUTTURA DEI PARTITI • I partiti americani hanno però una struttura molto diversa da quella europea. • I partiti europei tradizionali si basano infatti su un apparato: hanno un segretario, un presidente, un’organizzazione interna ben definita, delle sedi nazionali e locali, dei funzionari, delle proprietà immobiliari, dei dipendenti, dei giornali. • I partiti americani, invece, sono molto più “liquidi”: non hanno segretari, né organizzazioni interne chiare. Sono più simili a comitati elettorali che a partiti veri e propri.
5. IL PRESIDENTE • Il presidente viene eletto ogni 4 anni. Alloggia alla Casa Bianca e detiene il potere esecutivo federale. • Ha il controllo delle Forze Armate e delle attività di Intelligence (CIA e altre agenzie). • Nomina i ministri (chiamati Segretari di Dipartimento) e vari altri funzionari, anche se questi devono essere approvati dal Senato. • Ha un vice, che si candida assieme a lui alle elezioni e che può subentrargli a tutti gli effetti e concluderne il mandato, in caso di impedimento o morte.
6. L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE • Il meccanismo che porta all’elezione del Presidente è molto particolare. • L’elezione non è infatti diretta, ma indiretta. Il che significa che i cittadini eleggono in realtà dei Grandi Elettori, che a loro volta eleggono il Presidente. • Questo meccanismo si basa poi sugli Stati che compongono la federazione. • Gli Stati Uniti sono formati infatti da 50 Stati, di dimensioni tra loro molto diverse. Ad ogni Stato è assegnato un certo numero di Grandi Elettori.
7. LE PRIMARIE • Prima di parlare degli Stati, però, bisogna capire cosa sono le Primarie. • I due partiti, infatti, presentano alla “fase finale” un solo candidato a testa. Questo candidato può essere scelto in due modi: a) è il presidente uscente (nel caso in cui abbia svolto un solo mandato); b) ha vinto le primarie del suo partito.
8. COME FUNZIONANO LE PRIMARIE • Qualunque cittadino americano dalla nascita può, in linea di principio, candidarsi alla Casa Bianca. In genere, però, i candidati sono sempre Governatori o Senatori (o, di recente, anche importanti imprenditori). • Di solito candidarsi è molto oneroso: bisogna raccogliere soldi per una campagna elettorale lunga e dispendiosa, avere appoggi, fare attività di propaganda per mesi e mesi. Normalmente, in ogni partito i candidati non sono molti, da 3 a 20.
9. I CANDIDATI ALLE PRIMARIE 2016 • A titolo di esempio, ecco i candidati per le prossime primarie. • Partito Democratico: Hillary Clinton, Martin O’Malley, Bernie Sanders. • Partito Repubblicano: Jeb Bush, Ben Carson, Chris Christie, Ted Cruz, Carly Fiorina, Jim Gilmore, Lindsey Graham, Mike Huckabee, John Kasich, George Pataki, Rand Paul, Marco Rubio, Rick Santorum, Donald Trump.
10. COME SI ARRIVA ALLA NOMINATION • In genere questi candidati vanno via via diminuendo man mano che procedono le elezioni. • Anche le primarie si svolgono infatti Stato per Stato. Così, dopo qualche votazione è chiaro chi è favorito e chi, invece, non ha più possibilità di recuperare. Così i candidati più deboli in genere si ritirano prima della fine del confronto. • Alla fine il vincitore delle primarie acquisisce la nomination per il suo partito.
11. L’ELEZIONE DEL PRESIDENTE • Una volta scelti i due contendenti, parte la corsa alla presidenza. I candidati si misurano in date diverse in ognuno dei 50 Stati. Non c’è quindi una data unica per le elezioni. • In ogni Stato viene proclamato un vincitore e uno sconfitto. Ma il vincitore conquista tutti i Grandi Elettori di quello Stato. • Un esempio concreto: la California è lo Stato più popoloso dell’Unione. Ha a disposizione 55 Grandi Elettori. Il candidato che vince (anche solo di 1 voto) in California conquista tutti i suoi 55 voti elettorali.
12. LE ULTIME ELEZIONI Questo è lo schema delle elezioni 2012. In rosso gli Stati in cui hanno vinto i Repubblicani (conquistando tutti i relativi Grandi Elettori, indicati dal numero) e in blu quelli in cui hanno vinto i Democratici.
13. LE CONSEGUENZE • Questo ha due conseguenze: • 1) può capitare che a vincere non sia il candidato che ha preso più voti. Ad esempio, un candidato che vince di molto in alcuni Stati e perde di poco in altri può avere una percentuale maggiore, ma meno Grandi Elettori; • 2) gli Stati in cui il voto è più in bilico (detti swing states) e che però danno tanti voti elettorali diventano quelli decisivi. • I candidati infatti tendono a trascurare Stati in cui storicamente il loro partito è più forte o più debole, dandoli per già acquisiti o persi, per dedicarsi a quelli in cui il risultato è più incerto.
14. QUANTO SI INVESTE NEGLI SWING STATES Ogni dollaro ($) indica un milione di dollari speso in pubblicità nella campagna 2004. Da notare come gli investimenti fossero focalizzati in solo alcuni Stati.
15. GLI STATI DECISIVI • Negli ultimi anni, gli swing state più decisivi sono stati quelli della Florida e dell’Ohio. • La Florida in particolare è stata al centro di molte polemiche nelle elezioni del 2000. I due candidati, George W. Bush e Al Gore, arrivarono infatti testa a testa, e il voto in Florida sarebbe risultato decisivo. • L’esito di quella votazione fu molto contestato, anche perché Governatore della Florida era allora Jeb Bush, fratello del candidato George W., poi risultato vincente.
16. PRESIDENTI DEGLI USA NEGLI ULTIMI 40 ANNI • 1977-1981: Jimmy Carter (Democratico) • 1981-1989: Ronald Reagan (Repubblicano) • 1989-1993: George Bush (Repubblicano, già vice di Reagan) • 1993-2001: Bill Clinton (Democratico) • 2001-2009: George W. Bush (Repubblicano, figlio di George) • 2009-2017: Barack Obama (Democratico)
17. IL CONGRESSO • Il Parlamento americano è chiamato Congresso. • È diviso in due camere: • Camera dei Rappresentanti, i cui membri (435) sono eletti in collegi uninominali creati in base al numero di abitanti. • Senato, i cui membri sono solo 100, due per ogni Stato. • Questo comporta delle conseguenze particolari. Ad esempio: • la California ha 53 deputati e 2 senatori; • il Vermont ha 1 deputato e 2 senatori.
18. LA CAMERA DEI RAPPRESENTANTI • I deputati vengono eletti su collegi creati in base alla popolazione. In genere, uno ogni 700mila abitanti. • Le elezioni per la Camera si svolgono ogni due anni. Questo implica che un deputato abbia poco tempo per lavorare, e che l’azione della Camera sia in genere un po’ più affrettata e partigiana. • La maggioranza parlamentare può non essere in mano al partito del Presidente. E le elezioni di “medio periodo” (a metà del mandato del Presidente) diventano spesso un test sul governo.
19. IL SENATO • Nel Senato, invece, tutti gli Stati pesano allo stesso modo. • Il meccanismo di elezione è complesso. Ogni senatore rimane in carica 6 anni, ma il Senato si rinnova per un terzo ogni due anni. • Facciamo un esempio pratico. La California ha due senatori, attualmente Dianne Feinstein e Barbara Boxer, entrambe democratiche. La Boxer è stata eletta nel 2011 e rimarrà in carica fino al 2017; la Feinstein nel 2013 e rimarrà fino al 2019. Nel 2015 non è stato eletto nessun nuovo senatore per la California.
20. LE ELEZIONI DEL SENATO • Così, per la California (ma similmente per gli altri Stati), il meccanismo è il seguente: • 2011: un nuovo senatore; • 2013: un secondo nuovo senatore; • 2015: nessuna elezione; • 2017: rinnovo del primo senatore; • 2019: rinnovo del secondo senatore; • 2021: nessuna elezione. • Ogni volta, il senatore viene eletto da tutto lo Stato con un sistema uninominale.
21. LA MAGGIORANZA AL CONGRESSO La maggioranza al Senato (sopra) e alla Camera (sotto) in relazione ai Presidenti (striscia in mezzo). In rosso i Repubblicani, in blu i Democratici.
22. I POTERI DEL CONGRESSO • Il Congresso detiene il potere legislativo. • Il bicameralismo è pressoché perfetto. Ogni legge deve essere esaminata da entrambi i rami del Parlamento e approvata nella stessa forma. • Esistono però alcune piccole differenze: • solo la Camera può proporre leggi tributarie; • solo la Camera può avviare la procedura di impeachment, anche se è poi il Senato a votare sulla questione; • solo il Senato ratifica i trattati internazionali e avvalla le nomine presidenziali di funzionari e ministri.
23. COS’È L’IMPEACHMENT • L’impeachment è una procedura di messa in stato di accusa di un funzionario pubblico, per atti considerati illeciti praticati nell’esercizio delle proprie funzioni. • Questa pratica è diventata celebre negli anni ’90, quando l’allora presidente Bill Clinton fu accusato di spergiuro e intralcio alla giustizia. • Clinton fu comunque assolto dal Senato, nonostante in quel momento esso fosse a maggioranza repubblicana.
24. LE LEGGI FEDERALI E LE LEGGI STATALI • Le leggi emanate dal Congresso hanno validità federale, cioè valgono per tutta la Nazione. Molte leggi, però, vengono emanate anche dai parlamenti locali e regolano la vita dei singoli Stati. • Questo fa sì che le leggi possano cambiare da Stato a Stato, a volte anche in maniera radicale. Diverse sono, almeno in una certa misura, anche le imposte dirette e indirette. • Ogni Stato, d’altronde, ha una sua Costituzione e può rifarsi almeno in parte a sistemi giuridici diversi.
25. ESEMPI DI LEGGI LOCALI • Uno degli argomenti regolamentati a livello locale è quello della pena di morte. Attualmente 19 Stati non la prevedono, mentre altri 3 Stati non la applicano più dal 1976. Lo Stato col maggior numero di esecuzioni capitali è il Texas. • Tra le leggi regolamentate a livello locale, fino a pochi mesi fa c’era anche quella sui matrimoni gay. Nel 2003 solo 1 Stato su 50 li permetteva; nel 2014 gli Stati erano saliti a 37. Quest’anno, una sentenza della Corte Suprema ha reso incostituzionali i divieti dei restanti 13 Stati.