Le prove dell'esistenza di Babbo Natale - Scriplog

21 dicembre 2012
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o paura che prima o poi – e succederà di sicuro – i miei pupi mi pongano le classiche domande su Babbo Natale: «Ma esiste davvero?»; «Il mio compagno di scuola dice che è tutta un’invenzione»; «Come fa a portare i regali ai bambini del mondo in una sola notte?»; «I folletti non scioperano mai?».
Per prepararmi all’eventualità, ho elaborato alcuni argomenti, ispirandomi ai grandi pensatori del passato, per continuare a far vivere i miei figli ancora per un po’ placidamente nell’ignoranza. Ecco a voi, quindi, le inappuntabili prove dell’esistenza di Babbo Natale.

Via motus di Aristotele
Tutti i doni sono donati ai bambini da qualcun altro, ad esempio un genitore. A sua volta il genitore, però, quand’era bambino ha ricevuto i doni da qualcun altro ancora, ad esempio i suoi genitori, i nonni del bambino dell’inizio. A loro volta i nonni li hanno ricevuti dai bisnonni, i bisnonni dai trisavoli e così via. È chiaro quindi che esiste una catena dei doni che ogni genitore regala al proprio figlio, facendo continuare la tradizione. Ma quando è iniziata questa tradizione? Se andiamo indietro nel tempo e risaliamo ai nonni, ai trisavoli, agli antenati, diventa subito evidente che non possiamo proseguire all’infinito: deve esserci stato un inizio, un primo dono fatto da chi non aveva a sua volta ricevuto doni, fatto da un uomo che dona senza ricevere, cioè Babbo Natale. Quindi Babbo Natale esiste.

Prova ontologica di Sant’Anselmo
Anche chi non crede in Babbo Natale ha dentro di sé l’idea di questo uomo panciuto e vestito in bianco e rosso che porta i doni passando per il camino. L’idea è quella di un uomo di cui non si può pensare nulla di più generoso, in quanto nessuno al mondo dona o può donare così tanti regali quanto si suppone faccia lui. Ma se è vero questo, Babbo Natale deve per forza esistere: un Babbo Natale che esiste solo come idea, infatti, è meno generoso di un Babbo Natale che esiste anche realmente, quindi se l’idea di Babbo Natale è quella dell’essere più generoso che possa mai esistere, Babbo Natale esiste.

Prova teleologica di San Tommaso
Certi regali sono così belli, così perfetti che è impensabile che siano frutto dell’impegno e dell’ingegno dei nostri genitori. Cotanta perfezione rimanda necessariamente a un donatore intelligentissimo ed esperto che non può che essere Babbo Natale. Quindi Babbo Natale esiste.

Prima prova di Cartesio
L’uomo ha nella sua mente l’idea di Babbo Natale, che è l’idea di un essere capace di fare il giro del mondo in una sola notte volando su una slitta trainata da renne, cioè l’idea di un essere che va oltre i limiti imposti dalla fisica e dalle compagnie aeree. Quest’idea l’uomo non può essersela creata da solo, perché è troppo grande per la sua mente limitata e perché un’idea perfetta può derivare solo da un essere perfetto. Ora, se questa idea non l’ha creata l’uomo, significa che qualcuno gliel’ha messa in testa e questo qualcuno non può essere che Babbo Natale stesso, che quindi esiste.

Argomento della scommessa di Pascal
Non è possibile dimostrare l’esistenza di Babbo Natale, ma si può scegliere di credere tenendo conto di un calcolo delle probabilità e dei possibili guadagni. Le ipotesi sono due: o Babbo Natale esiste, o non esiste. Visto che non possiamo in nessun caso essere sicuri al 100% dell’una o dell’altra eventualità, si tratta di fare una scommessa: puntare sull’esistenza di Babbo Natale o puntare sulla sua non esistenza. Se puntiamo sull’esistenza, mettiamo in gioco semplicemente le nostre speranze ma, se ci azzecchiamo, vinciamo doni gratis per tutto il resto della nostra vita; cioè, di fatto, puntiamo qualcosa di immateriale e rischiamo di vincere moltissime cose materiali e costose. Se invece puntiamo sulla non esistenza di Babbo Natale, ci risparmiamo un’eventuale delusione ma in fondo non ci guadagniamo nulla, perché l’ammissione della non esistenza di Babbo Natale implica che si sta diventando grandi e quindi che in breve i regali natalizi costosi caleranno fino progressivamente a scomparire; quindi, anche in questo caso puntiamo qualcosa di immateriale ma, se vinciamo, otteniamo solo poche cose materiali. È ovvio quindi che è molto più conveniente e vantaggioso puntare sull’esistenza di Babbo Natale e quindi continuare a credere alla sua esistenza.

I tre postulati di Kant
Babbo Natale ovviamente – ammesso che esista – è un essere inconoscibile: nessuno l’ha mai visto né toccato, quindi appartiene alla realtà noumenica, sulla quale non possiamo in fondo dir nulla. Quindi, ad essere rigorosi, dovremmo essere nataliziosamente agnostici, cioè ammettere di non poter dire se Babbo Natale esiste oppure no. Non possiamo però accontentarci di fermarci qui: la nostra felicità e fiducia nella vita dipendono anche dall’esistenza o meno di questo simpatico omone, perciò anche se la sua esistenza è indimostrabile ha senso sperare che egli esista. Questa ragionevole speranza viene espressa attraverso tre postulati: l’immortalità delle renne volanti, l’esistenza di Babbo Natale e la libertà di poter portare anche il carbone, se vuole.