La maturità al tempo di Napolitano - Scriplog

23 aprile 2013
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econdo me quello che è successo in questi giorni in Parlamento lascerà degli strascichi.

In occasione degli Esami di maturità di quest’estate, per esempio, sono quasi sicuro che Enrico Mentana trasmetterà, in una maratona interminabile, la diretta delle prove scritte e degli orali, con Alessandra Sardoni appostata fuori dall’aula ad intervistare i candidati man mano che escono e Gabriele Paolini pronto a disturbare l’intervista.

Sono praticamente certo che ci saranno dei ragazzotti, tra i quali quelli ammessi col minimo di credito, che urleranno di trasmettere in streaming la correzione delle prove.

Inevitabilmente fuori dalla scuola si raduneranno gli incazzati, quelli che bruceranno il loro diploma preso trent’anni prima, quelli che urleranno “ma-tu-ri-tà, ma-tu-ri-tà”, quelli che all’uscita di un prof lo insulteranno e lo minacceranno di morte, urlando “Mandiamoli tutti a casa!” (al che il prof dirà: «Sì, ci sto appunto andando, a casa»).

Sicuramente sul blog di Beppe Grillo compariranno le “esaminarie”, in cui ogni iscritto da prima del 31/12/2012 al Movimento 5 Stelle potrà esprimersi sul voto da dare ai vari candidati, all’insegna dello slogan “Se uno vale uno, allora 100 vale 100 e 60 vale 60”.

Ci sarà Matteo Renzi che andrà ospite da Daria Bignardi a dire: «Se si promuove Ginetto Beccalossi, che nella prova di italiano ha scritto “un’amico” con l’apostrofo, si fa un dispetto all’Italia e soprattutto all’italiano».

Il presidente di commissione proporrà agli studenti una rosa di argomenti su cui farsi interrogare, tra le proteste dei prof esterni: «Gli argomenti gli scegliamo noi! Non facciamo alleanze col nemico, il provveditorato non lo capirebbe!».

Nella pausa caffè a metà mattina gli stessi docenti concorderanno un voto, ma qualcuno tradirà una volta tornati in aula, e non si troverà per almeno due volte una maggioranza per una valutazione né per Ginetto Beccalossi, né per Evaristo Rossi, il cocco brufoloso dei prof interni, che commenterà: «Qualcuno dovrà prendersi le sue responsabilità». Intanto la sua storica rivale alle elezioni per la carica di rappresentante d’Istituto, Alessandra, nipote di un vecchio preside odiatissimo, sfilerà per i corridoi della scuola con una maglietta con scritto “Il brufolo veste Prada”, ironizzando sul completo di Evaristo. Si arriverà, alla fine, a confermare, tramite una proporzione, il voto con cui i ragazzi sono stati proposti e morta lì.

Alla fine il presidente di commissione terrà un discorso ai maturati dicendo che sono “aridi e sterili” per aver portato tesine scontate e già viste mille volte, sottolineando anche di essere troppo vecchio per fare ancora queste cose. Gli studenti applaudiranno a scena aperta, certi perché non stavano ascoltando, certi altri pensando “Lasciamolo parlare, ‘sto vecchio, tanto il diploma ce l’ha dato”.

E poi si apriranno dibattiti, a Ballarò, a Piazza Pulita, a Servizio Pubblico. Molti diranno che la scuola è morta, altri che bisogna ripartire dai giovani, altri ancora che bisogna fare un’alleanza coi bidelli di sinistra. E, dopo tanto parlare, si finirà per rimandare ogni decisione all’anno prossimo, al prossimo esame. Con buona pace di tutti.